La tempesta sedata
Mc. IV. 35 Ed in quel
giorno, fattosi sera, Gesù dice loro: «Passiamo all'altra
riva».
36 E lasciando la folla lo conducono, così com'era,
in barca. E v'erano altre barche con lui.
37 E si leva un gran turbine di vento, e le
onde si gettavano nella barca in modo che la barca già si empiva;
38 ma Egli stava a poppa dormendo sopra un guanciale.
E lo svegliano e gli dicono: «Maestro, non ti dai pensiero che
stiamo per perire?».
39 E svegliatosi rimproverò il vento
e disse al mare: «Silenzio! Taci!». Ed il vento cessò
e si fece gran bonaccia.
40 E disse loro: «Perché siete
paurosi? Non avete ancora fede?».
41 E furono presi da gran timore e si dicevano
fra loro: «Chi è mai costui al quale anche il vento ed
il mare ubbidiscono?»
Mentre
l’acqua nel suo ritmo normale rappresenta la purezza, la trasparenza
e la calma, quando è alterata, torbida e tempestosa, come dice
il Profeta nel Vecchio Testamento, raffigura le passioni e le insidie
della vita. Is.57,20 (“Gli empi sono come il mare agitato”).
Il
Vangelo di Marco delinea con precisione il quadro iniziale: “E’
sera!”
Questo ci suggerisce subito che la possibilità di vedere chiaro
è molto limitata e che le forze oscure hanno nelle tenebre
il vantaggio maggiore.
Ciò rivela molto bene il contesto animico in cui ogni individuo
vive, cioè nella propria “barca” che è costretto
a condurre nel mare dell’esistenza.
Il
Signore invita i discepoli “a passare all’altra
riva”.
Infatti nel percorso evolutivo del ciclo vitale noi possiamo distinguere
due sponde: una umana-materia ed una divina-spirito.
Quando la notte (cecità-ignoranza) imperversa, la scelta più
saggia è quella di rifugiarsi presso l’altra riva...
dove c’è la Luce perenne, la visione illuminata dallo
Spirito e la Conoscenza delle cose.
Ognuno di noi è una particella divina (nosce
te ipsum, sintesi movimento),
a immagine e simiglianza di Dio, quindi il Cristo, essendo
Dio, è presente in lei.
Ma l’essere umano pensa di essere solo nella sua “barchetta”,
non sapendo (Spirito addormentato) che Gesù è dentro
di lui.
Proseguendo
la nostra analisi del testo di Marco, possiamo dire che, lasciata
la confusione (la folla), i discepoli fanno
salire il Cristo “così com’era”
nell’imbarcazione.
Non si sono cioè preoccupati per niente di approfondirNe la
Conoscenza sostanziale, accettandoLo così come superficialmente
Lo avevano conosciuto. Mancava loro la consapevolezza profonda della
Sua vera identità.
Ecco
“levarsi un gran turbine di vento”
(simbolo degli imprevisti e delle prove ardue che ogni uomo deve affrontare),
tanto che il rischio di un naufragio è reale.
Se, come detto sopra, l’individuo non è conscio della
Presenza Divina in lui (vedere lettera
ai sofferenti), rappresentato dal Cristo addormentato, è
“come nave senza nocchiero in gran tempesta”
Dante: Purg. canto VI, vers.77.
Notare che il Signore si trova a poppa, nella parte posteriore, dove,
come Ego spirituale dovrebbe essere “ben sveglio” e dominante
per tenere saldamente in mano il timone. Ne consegue il fatto che
l’uomo si terrorizza, si dispera e teme per la sua incolumità
non sapendo come salvarsi.
Alla
richiesta sconfortata dei discepoli “Maestro, non
ti dai pensiero che stiamo per perire?”, il Cristo
si desta, sgrida il vento dicendo al mare: “Silenzio!
Taci!” e la tempesta si placa.
Gesù dunque non interviene se non viene chiamato, così
come il “chiedete e vi sarà dato” impone.
E’ l’uomo che nel momento del pericolo chiama in soccorso
il Divino, ma la sua fede è debole ed opportunista tanto che
il Maestro replica loro: “Perché siete paurosi?
Non avete ancora fede?”
Cioè, non avete ancora capito chi Io sia?
Ecco la similitudine tragica nella quale si trova l’umanità,
pellegrina come un marinaio senza méta che non conosce da quale
porto viene e verso quale lido si stia dirigendo, in balìa
del mare in tempesta.
Sembra incredibile! Pochissimi si preoccupano di sapere dove stiano
andando!
Allora non è forse arrivato il momento di accorgerci che tutti
noi abbiamo a bordo un “passeggero” speciale
e così importante che, con un cenno soltanto, potrebbe neutralizzare
qualsiasi tempo contrario e minaccioso?
Infatti Gesù ci ha detto in Gv.14,12:
“...In Verità, in Verità vi dico che
chi crede in Me farà anch’egli le opere che Io faccio,
anzi ne farà di maggiori...”
Non
è questa la conferma lampante e definitiva della nostra splendida
Divinità?
Non si scandalizzi il lettore di questa asserzione perché è
Verità indiscutibile che noi, Spiriti con un corpo, un giorno
ritorneremo al nostro Regale Genitore, dalla “Casa”
del Quale siamo partiti tanto tempo fa, come figli ribelli, per raggiungere
l’apoteosi finale dopo tanta tribolazione.