Spesso in questi
tempi si parla di “Illuminazione interiore”, di “Presa
di coscienza”, di “Risveglio dell'anima” e tutto ciò,
in sintesi, dovrebbe essere il risultato di una seria meditazione.
È
così sorprendente la superficialità con cui s'ipotizza la scoperta più
importante e fondamentale della vita di un uomo, come lo è la “Consapevolezza
del sé”, tanto da rimanere esterrefatti e sconcertati.
Lungi da noi il voler esternare della facile retorica ma, obbiettivamente,
mancano tutti i requisiti sostanziali per sostenere tali certezze.
Detto questo, ci sentiamo di indicare la Via Maestra ed il percorso
da seguire per coloro che veramente vogliano intraprendere il
Sentiero verso la Vetta.
La Legge di Dio non si può ingannare; non sono concesse scorciatoie.
Da essa abbiamo ricevuto norme precise: - I Dieci Comandamenti
-
Il primo di essi dice: “Io sono il Signore Dio tuo, non avrai
altro Dio all'infuori di Me”.
Chi di noi non ha messo al primo posto il problema del denaro, l'interesse
per la famiglia, per i figli, per la carriera, per l'eredità, per la
salute, per l'ambizione e per il potere?
Come possiamo lontanamente pensare che possa essere sufficiente una,
seppur ricorrente, meditazione o training autogeno che dir si voglia,
per risolvere la nostra vita?
Dobbiamo sapere che l'osservanza dei Dieci Articoli che Mosè; ricevette
sul Sinai, sono UN OBBLIGO, UNA CONDITIO SINE QUA NON per tutti gli
uomini, nessuno escluso!
Questa è la prima tappa se vogliamo
veramente immetterci nel Cammino della Risalita a Dio.
Se non è così, necessita un approfondito esame introspettivo,
altrimenti ci illudiamo e ci autoinganniamo.
Se le nostre “carte” sono in regola, allora possiamo procedere
verso la seconda tappa: seguire scrupolosamente
la Nuova Legge di perfezionamento portata dal Cristo e magistralmente
da Lui esemplificata attraverso l'Amore e l'Umiltà.
Queste sono le colonne portanti dell'edificio spirituale, senza le quali
è impossibile giungere alla terza tappa, al
Battesimo di Fuoco, al Risveglio dell'Io, al “Nosce
te ipsum” di Socrate.
Il Fuoco – Sapienza rende chiare le cose, fa emergere i contrasti,
porta il discernimento necessario e con esso la Fede ardente, la certezza
assoluta dell'esistenza dello Spirito (battesimo
Giordano e nozze di Cana).
Se non avremo dunque purificato, almeno in gran parte noi stessi, ed
eliminato ampiamente il bitume dell'anima, non potremo “sbocciare
come il fiore di loto” alla Vita vera e ci crogioleremo pericolosamente
in una vaga illusione di pseudo-spiritualità, senza alcun sigillo autenticato
dalla Legge Divina.
L'egoismo e l'orgoglio, frutti della superbia,
sono esattamente il contrario dell'amore e dell'umiltà; elementi indispensabili
della seconda tappa, quindi, mancando questi, si rimane bloccati,
non si può procedere!
Tutto il resto, fatto di protèrvia, di saccenterìa e di albagìa, diventa
un parlare vano, blasfemo; è un carpire il Sacro, è un insulto a Dio
che si dovrà pagare con “pianto e stridor di denti”, in
base alle responsabilità personali o all'insipienza dei più.
Per capire meglio come realizzare i supporti della tappa intermedia
per proseguire nella successiva, conviene chiarire.
L'evangelista Marco,
nel paragrafo 12, versetti 28-34, dice:
Uno degli scribi che li aveva uditi discutere, visto che Egli aveva
loro ben riposto, si accostò e Gli domandò: “Qual
è il più importante di tutti i comandamenti?” Gesù
rispose: « Il primo è: “Ascolta, Israele:
il Signore nostro Dio è l'unico Signore:
Ama dunque il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta l'anima
tua, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza.”
Il secondo è questo:
“Ama il tuo prossimo come te stesso”.
Non c'è altro comandamento maggiore di questi ».
Lo scriba gli disse: “Bene, Maestro! Tu hai detto secondo
verità, che vi è un solo Dio e che all'infuori di Lui non ce n'é alcun
altro; e che amarlo con tutto il cuore, con tutto l'intelletto, con
tutta la forza e amare il prossimo come se stesso è molto più di tutti
gli olocausti e i sacrifici”. Gesù, vedendo che aveva
risposto con intelligenza, gli disse: “Tu non sei lontano
dal Regno di Dio”. E nessuno osava più interrogarlo.
Questo passo si
riferisce al Vecchio Testamento (Deuteronomio 6, 5 e Levitico 19, 18)
che, come abbiamo visto, non è stravolto ne abolito, ma ribadito
con una certa forza.
Se Gesù stigmatizza l'insegnamento antico con il Suo interlocutore,
ciò è dovuto alla dura cervice della gente di allora, che non avrebbe
potuto capire, ex abrupto, il nuovo messaggio.
Infatti Egli soggiunge: “Tu non sei lontano dal Regno di Dio”.
Il dovere di un buon israelita sarebbe stato quindi quello di amare
Dio sopra ogni cosa e il prossimo (almeno) come se stesso.
Ma il Messia ha portato l'Amore ad un'estensione tale da dare la Sua
Vita per gli altri e, addirittura, per i Suoi nemici!
Ecco la perfezione del Movimento Cristico!
Non più quindi il doverci limitare ad amare il prossimo come
noi stessi, ma ad amarlo dimenticando, rinunciando, sacrificando
il nostro ego, perché non c'è Amore più grande di questo.
Altro che dottrina stile New Age, che consiglia l'autostima ed il “volersi
bene”, come se noi non lo attuassimo già in abbondanza! È esattamente
il contrario!
Gesù ci ricorda: “Chi ama la propria vita la
perderà” (Gv 12, 25), e d'altra parte, se
qualcuno avesse ancora qualche dubbio, vada a leggersi il brano di Giovanni
13, 34, dove il Maestro Divino solennemente dice:
“Io vi lascio un Comandamento nuovo: Amatevi gli uni
gli altri, come Io vi ho amati”
È evidente che il modo corretto di amare non è più
ristretto come prima ma totalmente espanso.
È questo il Vero Amore che Lui ci ha insegnato, perché
così “tutti riconosceranno che siamo suoi discepoli”.
Gv 13, 35.
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