Il percorso iniziatico del sé interiore

 

Spesso in questi tempi si parla di “Illuminazione interiore”, di “Presa di coscienza”, di “Risveglio dell'anima” e tutto ciò, in sintesi, dovrebbe essere il risultato di una seria meditazione.
Pier Francesco Mola, Socrate insegna ai giovani la conoscenza di sè - Museo Civico di Belle Arti, LuganoÈ così sorprendente la superficialità con cui s'ipotizza la scoperta più importante e fondamentale della vita di un uomo, come lo è la “Consapevolezza del sé”, tanto da rimanere esterrefatti e sconcertati.
Lungi da noi il voler esternare della facile retorica ma, obbiettivamente, mancano tutti i requisiti sostanziali per sostenere tali certezze.
Detto questo, ci sentiamo di indicare la Via Maestra ed il percorso da seguire per coloro che veramente vogliano intraprendere il Sentiero verso la Vetta.
La Legge di Dio non si può ingannare; non sono concesse scorciatoie.
Da essa abbiamo ricevuto norme precise: - I Dieci Comandamenti -
Il primo di essi dice: “Io sono il Signore Dio tuo, non avrai altro Dio all'infuori di Me”.
Chi di noi non ha messo al primo posto il problema del denaro, l'interesse per la famiglia, per i figli, per la carriera, per l'eredità, per la salute, per l'ambizione e per il potere?
Come possiamo lontanamente pensare che possa essere sufficiente una, seppur ricorrente, meditazione o training autogeno che dir si voglia, per risolvere la nostra vita?
Dobbiamo sapere che l'osservanza dei Dieci Articoli che Mosè; ricevette sul Sinai, sono UN OBBLIGO, UNA CONDITIO SINE QUA NON per tutti gli uomini, nessuno escluso!
Questa è la prima tappa se vogliamo veramente immetterci nel Cammino della Risalita a Dio.
Se non è così, necessita un approfondito esame introspettivo, altrimenti ci illudiamo e ci autoinganniamo.
Se le nostre “carte” sono in regola, allora possiamo procedere verso la seconda tappa: seguire scrupolosamente la Nuova Legge di perfezionamento portata dal Cristo e magistralmente da Lui esemplificata attraverso l'Amore e l'Umiltà.
Queste sono le colonne portanti dell'edificio spirituale, senza le quali è impossibile giungere alla terza tappa, al Battesimo di Fuoco, al Risveglio dell'Io, al “Nosce te ipsum” di Socrate.
Il Fuoco – Sapienza rende chiare le cose, fa emergere i contrasti, porta il discernimento necessario e con esso la Fede ardente, la certezza assoluta dell'esistenza dello Spirito (battesimo Giordano e nozze di Cana).
Se non avremo dunque purificato, almeno in gran parte noi stessi, ed eliminato ampiamente il bitume dell'anima, non potremo “sbocciare come il fiore di loto” alla Vita vera e ci crogioleremo pericolosamente in una vaga illusione di pseudo-spiritualità, senza alcun sigillo autenticato dalla Legge Divina.
L'egoismo e l'orgoglio, frutti della superbia, sono esattamente il contrario dell'amore e dell'umiltà; elementi indispensabili della seconda tappa, quindi, mancando questi, si rimane bloccati, non si può procedere!
Tutto il resto, fatto di protèrvia, di saccenterìa e di albagìa, diventa un parlare vano, blasfemo; è un carpire il Sacro, è un insulto a Dio che si dovrà pagare con “pianto e stridor di denti”, in base alle responsabilità personali o all'insipienza dei più.
Per capire meglio come realizzare i supporti della tappa intermedia per proseguire nella successiva, conviene chiarire.

L'evangelista Marco, nel paragrafo 12, versetti 28-34, dice:
Uno degli scribi che li aveva uditi discutere, visto che Egli aveva loro ben riposto, si accostò e Gli domandò: “Qual è il più importante di tutti i comandamenti?” Gesù rispose: « Il primo è: “Ascolta, Israele: il Signore nostro Dio è l'unico Signore:
Ama dunque il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta l'anima tua, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza.”

Il secondo è questo:
“Ama il tuo prossimo come te stesso”.
Non c'è altro comandamento maggiore di questi ».
Lo scriba gli disse: “Bene, Maestro! Tu hai detto secondo verità, che vi è un solo Dio e che all'infuori di Lui non ce n'é alcun altro; e che amarlo con tutto il cuore, con tutto l'intelletto, con tutta la forza e amare il prossimo come se stesso è molto più di tutti gli olocausti e i sacrifici”. Gesù, vedendo che aveva risposto con intelligenza, gli disse: “Tu non sei lontano dal Regno di Dio”. E nessuno osava più interrogarlo.

Questo passo si riferisce al Vecchio Testamento (Deuteronomio 6, 5 e Levitico 19, 18) che, come abbiamo visto, non è stravolto ne abolito, ma ribadito con una certa forza.
Se Gesù stigmatizza l'insegnamento antico con il Suo interlocutore, ciò è dovuto alla dura cervice della gente di allora, che non avrebbe potuto capire, ex abrupto, il nuovo messaggio.
Infatti Egli soggiunge: “Tu non sei lontano dal Regno di Dio”.
Il dovere di un buon israelita sarebbe stato quindi quello di amare Dio sopra ogni cosa e il prossimo (almeno) come se stesso.
Ma il Messia ha portato l'Amore ad un'estensione tale da dare la Sua Vita per gli altri e, addirittura, per i Suoi nemici!
Ecco la perfezione del Movimento Cristico!
Non più quindi il doverci limitare ad amare il prossimo come noi stessi, ma ad amarlo dimenticando, rinunciando, sacrificando il nostro ego, perché non c'è Amore più grande di questo.
Altro che dottrina stile New Age, che consiglia l'autostima ed il “volersi bene”, come se noi non lo attuassimo già in abbondanza! È esattamente il contrario!
Gesù ci ricorda: “Chi ama la propria vita la perderà” (Gv 12, 25), e d'altra parte, se qualcuno avesse ancora qualche dubbio, vada a leggersi il brano di Giovanni 13, 34, dove il Maestro Divino solennemente dice:
“Io vi lascio un Comandamento nuovo: Amatevi gli uni gli altri, come Io vi ho amati”
È evidente che il modo corretto di amare non è più ristretto come prima ma totalmente espanso.
È questo il Vero Amore che Lui ci ha insegnato, perché così “tutti riconosceranno che siamo suoi discepoli”. Gv 13, 35.


 

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