L’ultimo mezzo conquistato dall’uomo alla ricerca del Vero
è la medianità ad effetti intellettuali che oggi assume
un’importanza tutta nuova: l’Ultrafanìa.
L’etimologia dal greco dà l’esatto concetto:
Ultra - al di là e fanìa – luce
manifesta, dunque luce dall’aldilà.
L’Ultrafania è la scienza che ricerca, raccoglie e studia
i fenomeni tutt’ora sconosciuti di natura concettuale. Questi
non soltanto sono reali e obbiettivi ma palesano anche una spiritualità,
cioè una potenza intelligente, determinante e ordinatrice; si
riscontrano in essi sentimento, intelletto e volontà (Amore,
Potenza e Sapienza, che sono le prerogative divine), i tre aspetti del
Nous, della Mens.
Se molto fu detto e scritto di Spiritismo (che nacque negli Stati Uniti
nel 1848, in casa delle sorelle Fox e la cui ricerca si espanse in Europa,
a Londra con Sir W. Crookes e a Parigi con C. Richet), nessuno ancora
ha voluto, salvo il giurista Gino Trespioli e pochi altri, o potuto
dire e scrivere con criterio sistematico e rigorosamente scientifico
che l’Ultrafania è l’espressione più
elevata della fenomenologia medianica: la trasmissione di noùri
o correnti pensative spirituali che offrono un complesso organico di
idee superiori.
Essenze? Anime dei defunti, sempre vive malgrado la morte fisica, che
tornano, che parlano?
E’ questa domanda piena di mistero che si ripete oggi, come si
ripeteva nei lontani millenni di civiltà travolte dal tempo.
L’Ultrafania ha una storia che si perde oltre quelle culture;
si perde nell’età preistorica.
Le fonti vere e principali non sono neanche i grandi codici come i Veda,
l’Yi-King, il Tripitaka, l’Avesta, il Vecchio Testamento,
ecc. bensì opere ancora più antiche, scolpite in ruderi,
in megaliti, non dissepolte dalle tombe di razze scomparse ed altre
probabilmente mai scritte, ma tramandate oralmente fra gli iniziati
e cioè monopolizzate dalla casta sacerdotale, gelosa sempre e
gelosa tuttora dei “Misteri”.
Qualche esempio: l’Egitto, che era una colonia dell’Atlantide,
possedeva sessantamila anni fa un catalogo delle stelle e in Caldea,
lo Zodiaco era perfettamente conosciuto settanta secoli prima della
nostra era; la Persia conosceva il “fuoco vivente”, quello
che noi chiamiamo etere, che oggi addirittura si mette in dubbio, mentre
gli antichissimi sapevano che era un’energia di natura spirituale.
La stessa piramide di Cheope, da parecchi millenni, ha incisi sulle
sue pareti documenti comprovanti una conoscenza della matematica, della
geologia, dell’astronomia, dalla scienza moderna confermata.
Necessita domandarsi come mai tutto questo è stato possibile
e la grande meraviglia sta nella risposta: “Tutto ciò non
è altro che il risultato della medianità intellettuale
o Ultrafania che costituiva la prima, la vera sorgente del sapere”.
Ancora oggi ultrafanicamente si apprende, e questi messaggi coincidono
in vari punti del mondo, che Atlantide precorse le più lontane
civiltà ed univa Asia, Africa, Europa, America, i quali continenti
soltanto in parte erano emersi dall’oceano.
La rivelazione ultrafanica era riferita da un sacerdote a Solone e per
le stesse vie tali notizie giunsero a Platone, ed oggi possiamo constatare
infatti come le stesse piramidi siano state ritrovate in Messico (Maya-Aztechi)
e in Egitto.
Ma come avviene questa rivelazione?
Noi tutti esseri umani abbiamo un organo, situato al centro del cervello,
chiamato ghiandola pineale o epìfisi.
Essa
è atta a raccogliere vibrazioni di suoni siderei, eterei ed a
trasmetterli nelle diverse forme conosciute come mezzi di estrinsecazione.
Infatti la pineale è in relazione con il cardiaco e il plesso
solare o gastrico.
Queste vibrazioni ad altissima frequenza, caratterizzate dai più
profondi concetti pensativi emessi da individualità totalmente
pure (molte non si sono mai rivestite di corpo fisico), si chiamano
noùri da noùs – intelletto
e roos – onda corrente.
E’ appunto l’Essenza che fa proprio, direi, l’organo
cerebrale e per esso irradia elevatissimi pensieri o noùri.
Più l’ipersensitivo o medium ultrafano è in sintonia
evolutiva con le correnti superiori (e questo si deduce dalla sua acquisita
spiritualità, dopo grandi sofferenze, purificazioni e prove superate
nella vita) più, per affinità, è idoneo a ricezioni
superlative.
E’ doveroso dire che quest’organo può essere calcificato,
semi-calcificato o duttile ed è in quest’ultima condizione
che è atto a captare prontamente l’onda noùrica.
Anche la telepatia si manifesta attraverso l’epìfisi quando
ci sia una “simpatia” detta capacità di risonanza
tra due Esseri.
Fu René Descàrtes -detto Cartesio- a menzionare la pineale
quale sede dell’anima che, naturalmente, non può essere
collocata in un punto preciso. Ma se noi analizziamo meglio quanto sopra
detto, possiamo senz’altro dire che questa ghiandola, essendo
la parte più sensibile ed eminente del cervello, è in
posizione dominante rispetto alla vita animica dell’individuo,
tanto è vero che è la prima a formarsi (diverticolo:
termine che designa l’abbozzo dell’epìfisi) nell’embrione
umano verso la quinta settimana; resta semplice per qualche tempo (embrioni
da 25 a 30mm), poi emette diverticoli secondari che si allungano e si
intrecciano sino a formare un corpicciolo a forma di pigna un po’
appiattita, da cui prende il nome. Nella sua piena formazione è
lunga circa un centimetro e larga e spessa al massimo 5 mm; colore grigio-rossastro.
Nella ricezione medianica l’onda noùrica la percuote, essa
vibra e trasmette l’impulso ai gangli nervosi del cerebro che,
a sua volta, decodifincando il concetto iniziale ricevuto, per mezzo
della propria cultura e la terminologia adatta, li trasmette nella nostra
dimensione umana o come pensieri (ecco l’intuizione) o come parole
attraverso l’ugola. Ecco il messaggio ultrafanico!
La stessa Giovanna d’Arco, come tanti profeti del Vecchio Testamento,
Giordano Bruno, Dante Alighieri, per citarne alcuni erano dei ricettori
straordinari di noùri.
Tutto il mondo ne è rimasto illuminato anche se tortura e rogo,
molte volte, hanno strozzato le voci profetiche e incenerito le opere
insigni.
Asperrima lotta, che porterà indiscutibilmente al tempo giusto,
Scienza e Fede a fondersi, perché la Scienza perfetta del Tutto
è in Dio: Punto che palpita così nella microbica forma
come nell’albero gigantesco, nel muto sasso come nel muggente
oceano.
Perché la mente possa farsi una concezione olistica però,
deve essere in ascesa, deve giungere cioè a tale potenza da essere
atta a penetrare la vita nella sua Sostanza.
Il Tutto è Centro di Vita ed è la Vita. Vita che si chiama
Dio.
Beati coloro che alzando il più possibile la loro “antenna”
possono così captarne l’emanazione e l’Insegnamento
sublime.